OCCUPARE

Occupare, oggi, è la forma più elegante per esprimere violenza e violazione, con la coscienza del diritto imposto e del dovere nascosto.

Ogni occupazione preclude al dialogo, che viene ritenuto come offesa del diritto e menomazione dell'azione avvallante per la quale si iniziata l'occupazione.

In ogni occupazione, ogni debole viene rivestito di autoritarismo e sminuito - senza che lui se ne accorga - di una qualsiasi autorità, che viene relegata e delegata invece al vertice dell'iniziativa occupazionale. Vertice che resta sempre se non nascosto, almeno nell'ambiguità della sua identità.

Occupare inoltre è un tunnel che porta a una non uscita, a nessuna soluzione, e quindi resta in definitiva un autogoal che viene inflitto a chi partecipa, anche in prima persona, esponendosi fino a rischiare la vita, seguendo un ideale mai concreto e destinato a finire nella stessa occupazione.

Per assurdo, nell'occupazione non ci si preoccupa di niente al di fuori della stessa azione violenta, e imponendo la quale ci si sente autorizzati a valicare ogni tipo di legge ritenuta incapace per il progresso.

Infine, potremmo concludere con la seguente attestazione: ogni occupazione è una forma diversa ma accomunata alla droga: capace di dare piacere a chi la fa, senza un cambiamento di chi la usa, ma richiedendo a tutti una sola cosa: "lasciateci nel ghetto ancora un po'...".